06 febbraio, 2006

La chiave

In due non riuscivamo a scardinare l'opinione che si era fatto e che aveva chiaramente espresso: che eravamo dei porci.
"Anzi, dei super porci," precisò.
Io e Camillo gettavamo occhiate supplichevoli alla moglie, che era in piedi dietro la sua poltrona, e lei cercava di rassicurarci con gli occhi. Lo convinco io, diceva con lo sguardo. Magari non ora, quando sarete andati via.
Ma noi avevamo bisogno della chiave del Club immediatamente. C'era da finire una partita a scopone lasciata a metà la sera prima (le carte intatte sul tavolo, con l'impegno solenne che nessuno le avrebbe toccate) e da affittare il Club a due estranei per la pomiciata con le loro belle, prevista per le ventitrè.
Peppino era inamovibile.
"Avete bruciato della roba nel sottoscala, delinquenti e incoscienti che non siete altro. Quella casa è di legno. Tutto il centro del paese è di legno... se scoppiava un incendio come andava a finire?"
Alzai una mano per replicare: "E' vero, Peppì. Ma per fortuna non è successo. E' segno che siamo sotto una buona stella."
"Mi prendi per il culo?"
Camillo mi diede una gomitata.
"Stefano voleva dire che siamo stati fortunati e non sfideremo la sorte di nuovo."
Mi tocca dire che era lui il piromane del gruppo. Lui aveva dato fuoco a quelle amache nel sottoscala.
"E vogliamo parlare delle cicche nel lavabo in cucina? Ho dovuto sturarlo con l'aspiratutto." Incalzava Peppino, regolando furiosamente il comando della termocoperta (eravamo a giugno). "O del fatto che avete tolto i sigilli al contatore elettrico?"
Temevo quello che stava per dire: "O il grosso uccello disegnato sopra il caminetto?"
Io e Camillo ci guardammo sconsolati. Eravamo indifendibili, come le Fiat Duna, come gli ex-sessantottini direttori di banca.
Approfittai della momentanea quiete per dichiarare un ragionevole "Ammetto, Vostro Onore".
"Siamo d'accordo, Peppì. Non ci siamo comportati bene. Il fatto è che non sempre siamo in casa e certe volte gli altri..."
"Tu sei responsabile anche di loro. Ti ho dato la chiave come segno di rispetto e di fiducia. Vuol dire che non ti sai scegliere gli amici."
Non mi arresi: "Hai ragione. Ma se ci togli quella chiave, ci togli la voglia di uscire. Di stare insieme."
Peppino distolse gli occhi. Non erano affari suoi.
"Ci comporteremo meglio," disse Camillo con un filo di voce.
Trattenemmo il fiato. Lui tornò a regolare la termocoperta.
Sua moglie Filomena ci fece segno di uscire.
"Allora niente?" dissi a Peppino, che non mi guardava neanche.
"Va bene, grazie lo stesso Peppì."
E uscimmo.
Il classico groppo alla gola.
Ci allontanammo silenziosi dalla vecchia casa dei nostri 'proprietari di Club'. Le finestre circostanti erano spalancate. L'aria si imbruniva nel tepore di giugno e la piazzetta profumava di resina e di cotolette quasi pronte.
Una voce richiamò la nostra attenzione: "Uagliù!" Filomena ci raggiunse a passi svelti. Stringeva qualcosa in grembo, nascosta nel grembiule arrotolato.
Mi prese una mano e mi consegnò la chiave del Club. Grande, enorme, come le chiavi delle chiese. Non so perchè, forse per convincermi che era vero, ma la odorai. Aveva il profumo rugginoso del ferro antico.
"Comportatevi bene," ci raccomandò. "Perchè è l'ultima volta che lo faccio."
Si girò per tornare a casa, dicendo: "E ora andiamo a litigare."
Potrei confermare che è stata l'unica volta che una donna ha litigato per me.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Stè ma proprio nn vuoi smettere di farci sognare il "nostro" Sarconi, ricco di simpatici e buffi aneddoti.
Grazie per l'impegno che metti nel far riemergere parti del nostro indimenticabile vivere Sarconese

Anonimo ha detto...

L'anonimo cmq ero io Revoluçion ( Claudia)

Stefano Santarsiere ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Stefano Santarsiere ha detto...

Ciao Clà, grazie per il bel commento. Racconterò molti anneddoti sulla vita Sarconese, per far risaltare l'aspetto ludico e gioioso del paesino.
A presto!

Panzallaria ha detto...

grande la Filomena!!!!!!!donna tutta d'un pezzo e piena di quella bella dignità che fa onore al genere femminile! e grande anche tu, caro Stefano, che - come sempre - metti anche i colori e gli odori dentro a quello che scrivi!
complimenti

Anonimo ha detto...

Sei un grande...faresti venir voglia di diventare Sarconese anche ad un leghista...
Ciao da Simone (Istrice) da Pistoia

Anonimo ha detto...

madonna stefano cuando leggo queste cose mi vengono i brividi meglio il dispiacere di anni que non verranno piu que pero darei tutto pur di ritornare indietro ci sono anche cose que non ricordavo piu di tutto questo grazie per farmi ricordare quello que era bello. ghio ghio