
Ve la racconto come l’hanno raccontata a me.
A voi tocca immaginare le espressioni di meditazione, dubbio, sorpresa, che di volta in volta transitavano sul volto di Massimo.
L'episodio si verificò durante uno dei suoi soggiorni di lavoro a Brescia, sempre meno episodici e sempre più lunghi, che segnarono l’epoca della sua graduale emigrazione. A quel tempo molti dei ragazzi più grandi si erano già stabiliti ai piedi della Maddalena, nel ventre di una delle svariate conche d’oro della produttività lombarda, a lavorare in una fabbrica di rubinetterie o in una pizzeria denominata ‘le Rondinelle’, e si erano stanziati in un fantomatico quarto piano di cui si raccontavano cose innominabili. Massimo si sarebbe definitivamente aggregato alla colonia un paio di anni più tardi, ma sarebbe andato a vivere con la sua ragazza.
Era solo in casa, a tarda sera, quando ricevé la telefonata.
Aprì il cellulare e riuscì solo a sentire: Vienm piglia! (Vienimi a prendere!). La telefonata si interruppe così. Di colpo. Non una parola, una frase, un respiro in più.
Solo quel ‘Vienm piglia!’ accorato.
Chiuse il guscio del Motorola, sconcertato. Sul display non c’era nessun numero. Era una chiamata anonima.
Spense il televisore e provò a ricordare. Aveva preso un appuntamento con qualcuno? Qualcuno gli aveva chiesto di tenersi a disposizione, pronto per andare a recuperarlo in fondo a un locale da ballo, in un cantiere notturno, a casa di una fidanzata litigiosa?
Passò mentalmente in rassegna le condizioni degli altri ragazzi. Avevano tutti la macchina e nessuno lavorava di notte, almeno non in quel periodo. Cercò di ricordare qualche partenza, e di colpo gli venne in mente Franco. Una settimana prima era partito per Sarconi.
Aprì il cellulare e selezionò il numero dalla rubrica. La voce registrata avvertì che l’utente non era raggiungibile. Trovò il numero del fratello di Franco e chiamò.
“Uè Massimo, che c’è?”
“Senti, Franco tornava stasera?”
“Da dove?”
“Da Sarconi.”
“Ma non c’è più andato!” rise Saverio. “Ti sei scordato? Il capo reparto ha cambiato i turni delle ferie.”
“Ah, già. Hai ragione. Stammi bene.”
In realtà non ne sapeva un fico secco del capo reparto di Franco. In più era di nuovo al punto di partenza con il problema che l’affliggeva. Avvertiva un vago senso di colpa verso la persona che l’aveva chiamato e che si aspettava aiuto da lui. Chi poteva essere? E da dove l’aveva chiamato? Era per caso in pericolo? Qualcuno lo stava minacciando dal retro di una porta, con una spranga in mano e tre scagnozzi intorno? Non era la prima volta che tra gli esuli sarconesi qualcuno si cacciasse nei guai e bisognava correre in soccorso.
Salvatore!
Lui sì che a quell’ora era capace di ficcarsi in qualche grosso macello.
Provò a chiamarlo. Gli rispose una voce impastata di sonno.
“Eri al letto?” disse Massimo.
“Mi ero addormentato davanti al Costanzo Show. Che vuoi?”
“Niente. Qualcuno mi ha chiesto di andarlo a prendere”
“Chi? Dove?” sbadigliò Salvatore.
“Proprio questo è il punto. Non so né dove né chi.”
“Te lo sarai sognato.”
Massimo meditò sull’eventualità. Ricordava troppo bene la voce (comunque irriconoscibile), l’accento sarconese, certi rumori di fondo che facevano pensare a un luogo affollato.
“Non me lo sono sognato.”
Stavolta fu Salvatore a riflettere. Poi disse, in tono più serio: “Potrebbe essere Bancone.”
“Perché?”
“Non doveva andare sulla Maddalena con le sue amiche rimediate al Genius? Sarà finita come quella volta in centro, sarà venuto alle mani con qualche ex e l’avranno scaricato in mezzo alla strada.”
“Potrebbe essere! Sai dov’è il posto?”
“Non ne so niente. Non so nemmeno se doveva andarci stasera. Mi aveva chiesto di accompagnarlo ma sai come la penso sulle conoscenze di Bancone.”
L’unico modo per saperne di più era parlare con Felice.
Bancone era il più eccentrico di tutti. Un meraviglioso troll che compariva negli appartamenti e i ristoranti e si metteva a raccontare avventure stravaganti occorse lungo la strada. Ogni due o tre settimane eleggeva un altro membro della colonia a confidente e amico fraterno; in quel periodo toccava a Felice fargli da tramite con il resto del mondo.
Massimo fece il numero di Felice ma, sorpresa, fu proprio Bancone a rispondere. Era eccitato come un ragazzino e la voce era coperta dal suono della Playstation.
“MASSIMOOO ci stiamo sfidando a Tekken... Felice non può rispondere!”
“Non dovevi andare alla festa?”
“Che? Ah, puttana! Mi hai fottuto!” la voce si allontanò. “Come cazzo ci sei riuscito?” Si udì Felice che diceva: “Te l’ho spiegato venti volte! Quando mi piego devi schiacciare il triangolo e abbassare il joystick, sennò sei fatto. Bryan è imbattibile con quella mossa.”
Bancone protestò: “Però Bryan te lo prendi sempre tu. Ogni tanto facciamo cambio. E poi mi ha distratto quel rompicoglioni di Massimo.”
“Tutte scuse. Massimo, che c’è?”
“Niente. Tornate a lavoro.”
Era trascorsa quasi un’ora da quando aveva ricevuto la chiamata. Aveva fatto altre inutili telefonate. Poi gli venne in mente qualcosa. Saverio aveva detto ‘Ti sei scordato?’
Che significava?
A riflettere bene c’era un particolare che aveva dimenticato. Qualcosa a cui a tutta prima non aveva badato, che aveva cancellato dalla sua mente ma che adesso...
Era il particolare decisivo.
Richiamò Saverio. Per fortuna era ancora sveglio e vispo.
“Quella sera a casa di Gigino, Franco ha detto che non poteva più andare a Sarconi. Ora me lo ricordo.”
“Bravo.”
“Dopo cena ho sentito che parlava nell’altra stanza di vendere il biglietto per Napoli a qualcun altro. Qualcuno che invece era disposto a partire. Chi era?”
Massimo impiegò dieci minuti per raggiungere la stazione, a quell’ora c’era pochissimo traffico. Lo vide in mezzo a un nugolo di extracomunitari di colore, pallido come un cencio. Mai come in quel momento si rese conto di come il soprannome fosse appropriato: Neglia (Nebbia).
“Finalmente!” gli gridò Antonio.
“Dovevo capirlo che eri tu. Posso sapere che cavolo hai combinato?”
Antonio prese un'aria innocente. “Ho dimenticato i soldi a Sarconi. Mi erano rimaste duecento lire, giusto per chiamarti dalla cabina.”


5 commenti:
Cronache di avventure bresciane!!!
Ottimo pure questo racconto!
Bravissimo!!!
Un saluto affettuoso ai compaesani che si trovano a Brescia ed in particolare a Massimo e Gigino!!!
Ciao....Camillo!!!
Che vuoi, si tratta pur sempre di pezzi da novanta che Sarconi ha donato al mondo.
In questa lunga teoria di rievocazioni mi ricorderò spesso degli esuli bresciani.
Ciao.
bellissimo questo racconto!!! stefano dovresti scrivere un libro di cronache sarconesi; molto più avvincenti di Stand by me!!
;-)
saluti
Panzallaria
Hello
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Bye
a canaglia c tipu m ven voglia raccir sul ca ngi penzu cia stefano il tuo amico max
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