03 aprile, 2006

CAMPEGGIO parte II


Carmine ci aveva parlato delle attrattive notturne di Santa Maria. Un luna park non lontano dal campeggio se volevamo sfrenarci e perdere il senso del tempo. La discoteca ‘Hacadì Club’ sulla strada per Scalea se cercavamo un divertimento più sofisticato e potenzialmente utile sul piano delle relazioni interpersonali, ma bisognava trovare un passaggio in macchina. E c’erano un paio di colleghe di Carmine abbastanza estroverse da farsi accompagnare in una certa camera vuota dell’albergo, se avevamo lo stomaco per provarci.
In ogni caso dovevamo nutrirci. Dopo un’intera giornata a Spuntì al tonno e grissini sentivamo una fame rabbiosa.
Ci consigliarono un ristorante che si trovava lungo la solita statale, la quale sembrava funzionare da carta moschicida per tutte le attività di Santa Maria. Cominciavo a temere che dietro le facciate di quei ristoranti e alberghi e pub non ci fosse niente. Oltre la statale, il deserto.
Ci preparammo nella tenda, entrandovi a turno per vestirci. Dopo la giornata trascorsa sotto il sole avvertivo un fastidioso bruciore sulla pelle delle braccia. Mentre mi infilavo i pantaloni, Camillo mi avvertì che l’apertura a zanzariera sulla parete della tenda mi rendeva visibile dall’esterno.
“Ma figurati! Chi vuoi che mi guardi?” replicai, e mi piegai mostrando le chiappe all’apertura.
Immediatamente udii qualcuno gridare: “A soreta!”
Fu la prima figura di merda della vacanza.
Al ristorante, la cameriera aveva l’aria di una che avesse appena finito di respirare in un sacchetto di colla.
Ci proponeva un menu fisso: un primo a scelta tra maccheroncini all’arrabbiata, spaghetti alla carbonara e trofie allo scoglio.
“Le trofie,” dissi.
“Abbiamo appena finito il pesce,” rispose la cameriera.
“Allora spaghetti,”
“Non abbiamo le uova.”
“Ok per i maccheroncini.”
La donna prese nota sul taccuino. Per secondo avevano cotoletta alla milanese, petto di pollo e fritto misto all’italiana. Per la cotoletta non c’era più pastella e per il fritto erano finite le zucchine e i carciofi. Dovetti accontentarmi del petto. Lo stesso film si ripeté per il contorno: la macchina per le patatine fritte era rotta e mi toccò l’insalata.
Mangiammo tutti le stesse cose e ci rimettemmo in sesto. Per il dessert la donna ci recò una lista dove abbondavano le cancellature e gli ‘indisponibile’. Scegliemmo il tartufo nero affogato (‘al caffè o al san Marzano? Sappiate che il san Marzano è finito’) al caffè.
Alla fine della cena ci sentivamo così pieni di vigore che battezzammo quella donna ‘la Dottoressa’, anche per il camice bianco ospedaliero che indossava. Saremmo tornati in quell’orribile ristorante a menu fisso per altre tre cene.
Per il resto della serata optammo per il luna park.
Si trovava a un chilometro di distanza in direzione sud. La serata era calda ma ventilata e non ci sembrò vero di passeggiare lungo quella magnifica statale con le auto che sfrecciavano in mezzo all’abitato.
Il parco non era molto grande. Vi si trovavano delle giostre macilente e un barbone che urlava da un camion pieno di biciclette, videoregistratori, telefoni, televisori, aspirapolvere e una quantità di altri oggetti, spacciando buste numerate che contenevano i premi; dopo aver distribuito le buste iniziava a contrattare, offrendo premi e soldi per farsele restituire, e puntualmente ci guadagnava.
La gente si aggirava tra le baracche con aria svagata e senza tropo entusiasmo.
Non era esattamente la serata che avevamo immaginato: ci chiedevamo se dopotutto non sarebbe stato più divertente presentarci alle colleghe di Carmine, anche se a quanto si diceva una di esse portava i mustacchi alla bersagliera.
Poi avvenne il miracolo. Uno di quegli accadimenti che per dei tipi eccentrici come noi potevano risolvere un’intera serata. Ci imbattemmo nell’ottovolante, un tipo di giostra simile a quella che da decenni arrivava a Sarconi per la festa del patrono. La musica che si diffondeva dalle casse, intervallata dalle raccomandazioni del proprietario seduto nella cabina di comando, era un’insieme di hits del momento. Perlopiù musica dance. Un ragazzo controllava che i passeggeri prendessero posto nelle macchine e che nessuno si avvicinasse troppo quando la giostra si metteva in moto.
Dopodiché iniziava lo spettacolo.
Durante il giro, nel frastuono della musica e degli effetti sonori, in mezzo al diluvio di luci colorate, il ragazzo ballava... o meglio si agitava come un forsennato. Si trasformava in una figura bestiale a metà tra John Travolta, Alberto Camerini e Orietta Berti, al ritmo di Bailando, Scatman, the rithm’s magic. Con quelle braccine a punta e le orecchie a sventola sotto il cespuglio di capelli ricci, era uno spettacolo talmente orripilante da sconfinare nel farsesco.
Alla fine del giro, penosamente sudato e boccheggiante, riprendeva lucidità e controllava che i passeggeri abbandonassero la giostra senza farsi male, augurando loro la buona serata con il massimo della professionalità e invitandoli a ritornare.
Poi iniziava un altro giro e lui ricominciava a fare l’invasato.
Andò avanti tutto il tempo. Noi lo osservammo increduli e scompisciati per un’ora e mezza.
Stanchi come se avessimo ballato noi stessi, vagammo nei locali per un’altra ora e alla fine rientrammo al campeggio. La giornata di esordio ci aveva distrutti.
Brancolando fra le tende inciampai su una corda. Apparteneva alla tenda del nostro solitario vicino in motocicletta.
Evidentemente la corda era un sostegno fondamentale perché la tenda si abbatté di lato. Udimmo un mugugno di spavento e due bestemmie. Il tizio venne fuori e mi sparò la luce di una torcia elettrica in piena faccia.
Uagliò che cazzo hai fatto?” intimò.
Mi sentii raggelare. Alzai le mani come un ladro e dissi: “Scusa! Non volevo!”
Vicky e Camillo restarono al mio fianco, in silenzio.
Il ragazzo mi osservò un momento. Ed ebbe pietà.
Spense la torcia e si limitò a dire: “La prossima volta statt accuort.”
La seconda figura di merda della vacanza.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Che vacanzaaaa!!!! Eravamo appena maggiorenni ma ci divertimmo tanto! Devo dire che l'unico momento brutto fu proprio quando quel napoletano uscì incazzatissimo dalla tenda puntandoci la torcia in faccia! Per il resto, fu una gran bella esperienza! La dottoressa ci salvò la vita! Tardiano dance ci fece morire dal ridere! Comunque, ottimo racconto! Grandissimo!!! Ciaoooo.....
Camillo

Stefano Santarsiere ha detto...

Preparati, fratello. Lunedì prossimo c'è la terza e ultima parte!

Ciao.