
La passione di Massimo era il volo. Da ragazzino costruiva aerei di carta e li lanciava dai terrazzi e dai ballatoi delle vecchie case che si affacciavano sui vicoli, oppure dalla finestra del suo bagno. Finiva che centrava una signora dalla capigliatura generosa o perfino l’occhio di un austero vicino di casa.
Come variazione sul tema si interessava a ogni specie di essere volante. Insetti, rapaci che volteggiavano sulle cime delle colline o, in mancanza, UFO. Sognava di collegare una piccola telecamera all’aquilone costruito con la carta velina e fare riprese da vertigine. Oppure di legarvi un topo. Non per sadismo, ma perché gli occorreva identificarsi con qualcosa di vivo: se non poteva volare lui, doveva farlo qualcuno che gli appartenesse.
Fino al giorno in cui me lo ritrovai sotto casa con un enorme zaino in spalla.
“Vieni con me a Tardiano.” mi disse.
“A fare che? Non mi piace quel posto.”
“Non ti porto a fare il turista. Andiamo sulla montagna.”
Lo zaino conteneva un parapendio. Mi spiegò che aveva preso lezioni a Castel Saraceno e aveva acquistato la vela per corrispondenza. Non mi disse quanto aveva sborsato.
Accettai di seguirlo. Al più avrei assistito alla sua invereconda fine nelle campagne di quello sputo di paese.
Aveva preso la patente da poco e possedeva un Golf rosso. Ogni volta che mi ci portava mi sentivo come un ministro, ma non quella volta. Lui indossava un pantaloncino nero e una maglietta a canottiera. Io sembravo uno sfollato, con la vecchia camicia a quadri e un jeans con un buco nella chiappa destra.
Parcheggiammo in fondo a una stradina che svaniva nella polvere dei campi; Massimo scaricò lo zaino, lo issò sulle spalle e ci incamminammo. Arrancammo (lui più di me) lungo un pendio cosparso di pietre aguzze che si accendevano sotto il sole intermittente. Alla base del monticello c’era una quantità di poderi delimitati da recinti di legno marcio. Un contadino che stava raccogliendo delle lattughe ci osservava accigliato.
Arrivammo in cima. Massimo era esausto, ma era così impaziente che volle riposarsi solo una decina di secondi.
Lo osservai estrarre l’enorme vela dallo zaino e stenderla sul terreno. Mentre lavorava mi spiegò le sue teorie sul vento, sulle correnti ascensionali, quelle calde che ti portano su, quelle fredde e improvvise che ti sbattono giù. Ogni tanto aggiungeva aneddoti inquietanti di soggetti che erano finiti impalati sui tralicci, aggrovigliati nei cavi dell’alta tensione o sparati da cacciatori senza scrupoli.
“Ma qui non si corre questo rischio,” commentava, rassicurate.
In effetti non c’erano pali dell’alta tensione in vista e la stagione di caccia doveva ancora iniziare.
Trascorse una quantità esasperante di tempo mentre sistemava le cordicelle di guida, molte delle quali si erano annodate tra loro. Spiegò che ogni colore corrispondeva a una parte precisa della vela, rosso per andare a destra, verde a sinistra, indaco per salire. Io mi ero seduto sul terreno e osservavo in attesa di novità.
Finalmente giunse il momento del volo. Massimo prese le cinghie di traino, le mise in posizione sulle spalle e si preparò alla rincorsa. Lo vidi attendere con gli occhi socchiusi rivolti al cielo come se pregasse, pronto a cogliere l’istante giusto.
Eravamo sovrastati dal sole pomeridiano e dal silenzio, ma poteva sopraggiungere qualcosa a rendere tutto diverso, e far decollare il mio amico. Un nuovo orientamento della lieve brezza. Un impercettibile cambio dell’angolo di irradiamento del sole.
Qualunque cosa fosse non me ne resi conto: all’improvviso Massimo diede uno strattone, la vela del parapendio si gonfiò pavoneggiandosi di tutti i suoi colori nell’aria tersa. Massimo si piegò, sbuffò di fatica per vincere la resistenza, poi iniziò la corsa lungo il pendio in discesa. La vela balzò solennemente verso il cielo trascinando con sé quel pazzo, e abbandonando il sottoscritto al suolo.
Per un po’ gli corsi dietro con una mano sugli occhi per proteggermi dal sole. Il parapendio si era allontanato di un centinaio di metri e Massimo sembrava un pupazzo appeso a uno dei suoi aquiloni.
Confesso che lo invidiai. Era un moderno Icaro le cui ali non si sarebbero liquefatte; un cocciuto che sapeva realizzare i suoi sogni stravaganti.
Poi accadde qualcosa.
Sbagliò mira.
Aveva programmato di atterrare in un grande spiazzo oltre i poderi recintati, ma anticipò troppo la manovra.
Il contadino che raccoglieva lattughe aveva seguito i nostri movimenti per tutto il tempo, scuotendo il testone a intervalli regolari. Quando Massimo aveva spiccato il volo lui aveva lasciato la busta con l’insalata e si era messo le mani nei capelli.
Il parapendio lo raggiunse proprio nel suo podere e l’uomo si piegò sulle gambe, come a evitare un aereo in caduta libera. Massimo cercò immediatamente di risollevarsi, con il risultato che andò in stallo a due metri dalla faccia sconvolta del contadino.
Udii delle urla animalesche e delle bestemmie. Non capivo se l’uomo temesse per i suoi ortaggi o se avesse scambiato Massimo per un demonio; sta di fatto che corse dietro un cumulo di erbacce e riemerse con un forcone.
Vidi il mio amico andare nel panico, scuotersi tutto e ritrarre le gambe mentre il contadino cercava di bucargli le chiappe saltando sugli scarponi.
Correndo a precipizio raggiunsi il podere e gridai al contadino di piantarla. Per tutta risposta afferrò una pietra e me la lanciò. La evitati di un soffio. Nel frattempo Massimo era riuscito a riprendere un po’ di quota, muovendosi lentamente verso l’esterno del podere. Appena possibile si lasciò cadere sul terreno, a una decina di metri oltre il recinto dell’allibito contadino.
Lo raggiunsi e lo aiutai a raccogliere la vela e filammo verso il Gofl.
Di certo a velocità ben maggiore del volo appena concluso, visto che il contadino ci correva dietro brandendo il forcone.


4 commenti:
Una volta, nell'estate del 2001, Massimo portò anche me sulle montagne di Castelsaraceno (Castieddu....)! Mi limitai ad ammirarlo mentre svolazzava! Fu un gran bel pomeriggio!
Camillo
même si cela est du domaine de l' incomprehensible pour moi....car je ne connais pas l italien (et c' est surement là ta chance!!!!!!!!!!!!) je tenais à te souhaiter un bon poisson de mai et de bonnes condoléances pour la coupe du monde!!
sans rancune! Bises
sabine
quaglio ma vriet brutta pero fu una grande avventura
grazie ovviamente alla tua complicita ciao tetanu sei sempre il migliore dal tuo amico max
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