
Ovvero: Associazione Banda Esploratori, dall’antico nome del nostro gruppo di scavezzacollo. M & F perché lo scopo era produrre cortometraggi e spettacoli teatrali che avrebbero attirato un gran numero di visitatori presso la casa canonica del paese, dove non abitava il parroco, ma c’era un piccolo palcoscenico con tanto di sipario e grande sala per gli spettatori. In quel luogo avremmo proiettato i nostri film e rappresentato i nostri lavori teatrali.
L’idea ci era venuta quando mio padre mi aveva regalato la videocamera. Massimo aveva un antico progetto per realizzare delle scenette horror; avevamo pensato di utilizzare una cinepresa super 8, ma privi della possibilità di controllare subito il materiale girato e magari tornare a girare, il lavoro avrebbe sofferto un eccesso di improvvisazione. Con la videocamera il progetto tornava in auge.
La storia di Massimo si basava su una donna-vampiro chiamata Madamasifork (non avevo la più pallida idea di dove avesse scovato quel nome) e un gruppo di ragazzini che venivano massacrati dal suo aiutante mascherato.
Camillo, dal canto suo, si atteggiava già a star del cinema. Gli avevo proposto di interpretare il ruolo di un giovane esploratore che scopre per caso la dimora della vampira, e viene vampirizzato a sua volta. Si era messo a fare il sostenuto dichiarando che il suo agente (?) non avrebbe approvato che recitasse gratis. Ma per la A.B.E. lo avrebbe fatto di buon grado.
Mimmo, Filippo e Angelo dovevano morire sotto i fendenti del coltellaccio di questo aiutante della vampira, nelle cui vesti doveva esserci Antonio. Gigi doveva sfuggire al medesimo destino, scoprire la bara della vampira in fondo alla soffitta e sconfiggere il male.
Volevo che nel film apparissero anche delle ragazze e così parlai con Patrizia e Antonella. La prima non aveva tempo per via di certi lavori di cartonage che stava ultimando; le promisi che avremmo fatto in fretta: doveva prendersi quattro o cinque coltellate e poi poteva andarsene dove voleva. Lo trovava riduttivo e morboso, e non accettò. Antonella dichiarò che non si fidava dei nostri scopi, con tutte quelle lame, quelle maschere orripilanti e quei tubetti di tempera rossa, e non intendeva venire da sola nel Club.
I set erano costituiti dal Club, dove si sarebbero svolte le scene principali e il finale, casa mia, la tavernetta di Filippo e il bosco delle farnie sulle sponde del lago Pertusillo. Io mi sentivo come William Castle e pensavo agli slogan per il lancio del film, frasi d'effetto come: Madamasifork, il film che dovrete vedere a occhi chiusi!
La mattina di inizio delle riprese si verificò subito un imprevisto: Massimo non si presentò. Lo mandai a chiamare, lui disse che doveva costruire un piccolo aliante e per quel giorno non poteva partecipare alla lavorazione. Gli feci sapere che poteva andare al diavolo, la sceneggiatura avrebbe escluso la vampira.
Il cattivo del film sarebbe stato Antonio, che da aiutante mostro diventava il mostro vero e proprio. Variammo il titolo in ‘La morte avrà i tuoi occhi’, adeguatamente incomprensibile come certi film impegnati, ma altrettanto lirico e spaventoso.
Girammo le prime scene nella tavernetta di Filippo. Io ero il regista, lo sceneggiatore e il produttore esecutivo. Non avevo scritto una vera sceneggiatura, avrei spiegato agli attori quello che dovevano fare e dire prima di ogni scena.
Mi accorsi subito che la faccenda era più complicata di ciò che avevo immaginato: le scene andavano rigirate di continuo, quei disgraziati dei miei amici non riuscivano a recitare una sola battuta senza scoppiare a ridere. E se ci riuscivano, la recitazione era semplicemente vergognosa: declamavano i dialoghi con il tono cantilenante dei bambini che recitano la poesia a scuola. Del resto io avrei fatto anche peggio, potevo permettermi di criticarli perché ero il proprietario della videocamera e vestivo i panni del regista.
Controllavo le scene girate nel mirino e spesso bisognava rifarle perché troppo veloci o incomprensibili. In un’occasione, nel bel mezzo delle riprese la madre di Filippo fece irruzione nella tavernetta in cerca della conca del bucato; durante la scena successiva squillò un telefono.
Nel punto in cui Filippo doveva finire ammazzato e riempirsi di tempera rossa, ci accorgemmo che si era dimenticato di indossare la camicia di scena. Non potevamo rigirare tutto daccapo, perciò decisi di inserire una scena in cui Filippo, nel suo peregrinare nella stanza del mostro, si imbatteva casualmente in questa camicia appesa a una spalliera, ed esclamava: ‘Bella ‘sta camicia! Quasi quasi me la metto...’, il tutto per giustificare il cambio d’abito.
Fortunatamente la batteria della videocamera si scaricò e dovemmo interrompere le riprese. Ma il peggio doveva ancora venire.
Nel pomeriggio portai la mia scalcinata troupe al Club per le riprese successive. Per giustificare la presenza dei quattro ragazzi nella casa abbandonata, non trovammo espediente narrativo più credibile che inventare una partita a carte in un ambiente alternativo. Mimmo veniva catturato dal mostro e ucciso sulla branda; per la scena in cui veniva smembrato utilizzammo i fegatini destinati al mio gatto. Dopodiché, il massacro continuava ai danni di Filippo (che moriva una seconda volta) e Angelo. Gigi si presentava nella casa abbandonata in compagnia di Carmine e Giovanni alla ricerca dei ragazzi scomparsi, e scopriva un insetto necrofago sulla porta, intuendo che nella casa erano nascosti dei cadaveri. Non potrò mai dimenticare la sua espressione di pietra mentre esclamava: “Un Momento! Quefto infetto lo conofco! Vive vicino ai cadaveri!” Il delirio continuava con altri massacri fin quando Gigi si scontrava con Antonio (mascherato da pagliaccio tipo It) in una lotta finale senza esclusione di colpi durante la quale gli altri, fuori campo, non rinunciarono a fare il tifo come al Wrestling. Non avevo alcuna voglia di rigirare e lasciai le loro voci nella ripresa.
L’ultima scena era il tipico capovolgimento dell'horror peggiore: Gigi indossava la maschera di Antonio e gridava: “ORA SONO COME LUUUIIIIII...” producendosi in una demoniaca risata.
La mattina seguente lavorai alla post-produzione, l’inserimento della colonna sonora (Keith Emerson e Iron Maiden) e dei titoli di testa, e riversai il film in una videocassetta. Con un certo disagio mi resi conto che in diverse scene avevo tagliato la testa degli attori, forse perché inconsciamente ritenevo di non inquadrare le loro espressioni sempre sul punto di ghignare.
Nel pomeriggio invitai gli altri per la proiezione inaugurale. Venne anche Massimo, pentito di aver abbandonato il progetto e fremente di curiosità.
Osservai quei quattro minuti di filmato incassandomi nelle spalle; avevo la sensazione di udire la voce di mio padre che mi colmava di rimproveri.
Alla fine guardai gli altri.
Gigi si voltò verso di me con le sopracciglia alzate e il labbro inferiore arricciato, e annuì compiaciuto.
Camillo aveva gli occhi lucidi di commozione.
Mi resi conto che nonostante tutte quelle scene slegate, i dialoghi incomprensibili e la trama insensata, vedersi in un filmino con i loro nomi nei titoli e la musica di sottofondo era già abbastanza per i miei amici, e forse anche per me. All’improvviso il nostro cortometraggio era un capolavoro, e Mimmo saltò su vociando: “Quando lo proiettiamo in canonica?”


4 commenti:
La ABE!!!!! E chi se la scorda?! Lo sai che ho ancora la tessera?!?! Riguardo ai film, non posso che conservare un ricordo ancor più bello!!! Comunque, io avevo davvero il mio agente che non voleva che recitassi gratis...però, come hai detto tu, non potevo dire di no ai miei amici!!! Infatti, ricordo che litigai con il mio agente, perché disse che se lavoravo gratis io, avrebbe dovuto lavorare gratis pure lui e a lui ‘sta cosa non piaceva e così litigammo e ci separammo...marò!!!
Troppo bella la scena che hai citato di Filippo che indossa quella camicia! Cavolo...ci divertivamo tantissimo con quei film!!! Per me, erano e sono dei capolavori!!! E posso pure vantarmi con gli amici di Salerno di aver recitato in qualche film…!!! La ABE...che grande invenzione!!!! Comunque, questo racconto è ancor più bello degli altri! Bravissimo!!!
Ciao.
Camillo.
Grazie caro.
A questo punto devi rivelarci il nome: chi era il tuo agente?
Lunedì prossimo salta l'appuntamento di 'Storie dal Club'. Venerdì 26 parto per Cuba e ne approfitto per godermi un po' di quel proverbiale ozio creativo tanto caro a noi italiani.
Ciao!
questo storia è inimendicabile stefano ti mi fa ricordare in quella soffitta e cuando ci scannavamo stavamo ridento ti ricordi? pero in questa storia no vedo giuseppe lauria luiera li ti ricordi? ghio ghio
good start
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