
Non so come ci trovammo a possedere un radiomicrofono. Un oggetto straordinario che trasmetteva onde radio a una frequenza intorno ai 104 mega hertz. Bastava sintonizzare una radio su quella frequenza per ascoltare le nostre follie, con l’unico vincolo di un raggio di trasmissione alquanto limitato: la radio in questione doveva essere distante non più di cinque o sei metri dal microfono.
Naturalmente vedemmo in quella meraviglia una fonte inesplorata di impieghi sempre più versatili e pericolosi. Al crepuscolo di un giorno d’autunno, le foglie cadute in strada che s’impiastravano sotto le scarpe dei passanti, poggiammo una piccola radio sullo scalone della casa di fronte al Club e ci appostammo alla finestra con il microfono acceso.
Dopo un minuto comparve un anziano signore. Vide la radio su quel gradino e si fermò. Si guardò intorno esitante. Avvicinò la mano, e Massimo gracchiò nel microfono: “Uagliò nun me tuccà!” L’uomo si ritrasse di scatto, con gli occhi incollati su quel prodigio.
Poi si avvicinò di nuovo. Osservò l’apparecchio, lo studiò davanti e dietro...
“Chi tieni ra guardà?”
Il vecchio fece un balzo come un gatto colpito da una pietra. Girò sui tacchi e si allontanò esclamando: “Ma vafangulu!”
Avere a disposizione un tale portento ci riempiva di orgoglio e di eccitazione, ed era naturale che cominciassimo a fare progetti grandiosi. Ci stuzzicava l’idea di una radio locale. Avrebbe trasmesso dal Club, con una diffusione circoscritta al quartiere ma con programmi musicali e di intrattenimento così coinvolgenti che nessuna delle massaie e delle vecchiette del rione avrebbe rinunciato ad ascoltarci.
Ognuno di noi aveva qualche idea per il palinsesto. Carmine aveva proposto una trasmissione denominata ‘L’occhio e la Voce’ in cui si impegnava a scegliere il pettegolezzo della settimana e analizzarlo con degli ospiti in studio e perfino con i diretti interessati. Mimmo si propose come inviato.
Massimo disse che bisognava fare altri esperimenti prima di iniziare le trasmissioni ufficiali. Organizzammo la cosa con Enza, un’altra delle sue tante sorelle - una specie di Massimo al femminile elettrica e logorroica come un mangiadischi a pile. Tutta infervorata attirò in casa Patrizia e Antonella, raccontando che da più di un’ora dei misteriosi ammiratori stavano dedicando loro delle canzoni su una radio privata di Grumento. Le ragazze non stavano nella pelle; acquattato al piano di sopra le sentivo ciarlare: “Ma davvero? E non hanno detto chi sono e da dove chiamano?”
“Non l’hanno detto,” rispondeva Enza, “ma infilatevi le cuffie! Sentite, sentite voi stesse!”
Massimo mi guardava dalla porta della sua camera; feci il segnale e partì ‘Senza una donna’ di Zucchero, versione con Paul Young. Il microfono era poggiato a piccoli amplificatori messi quasi a contatto. Di sotto le ragazze ascoltavano con due paia di cuffie collegate alla radio di Enza.
Presi il microfono e con voce impostata annunciai: “Ma dobbiamo interromperci ancora, signori! Le dediche sono troppe e il programma non può andare per le lunghe! Eccone un’altra: ALLE DUE PERLE DI SARCONI, LUCE DEI NOSTRI OCCHI, ADRENALINA PURA PER I NOSTRI CUORI! DEDICO A PATRIZIA E ANTONELLA Dance little sister, di T.T. D’Arby!”
E via con il pezzo.
Le due ragazze esplosero come mortaretti. Antonella strepitava: “Voglio sapere chi siete! Voglio sapere chi siete!”
Trenta secondi di musica e parlai di nuovo al microfono: “Stiamo verificando con i nostri collaboratori se vi sono dei precedenti. Trentasette dediche in un solo giorno per le stesse due ragazze! Uuaooo!”
Altri strilli al piano di sotto.
“Vorremmo proprio conoscervi! Desideriamo invitarvi al nostro programma! Se ne avete voglia fate il numero 353211. Vi aspettiamo!”
Schiamazzi e salti di gioia dalla sala. “Non ci posso credere!”
Enza ripeteva “Che vi dicevo?”
Inventai un’altra dedica e Massimo infilò Rio dei Duran Duran. Eravamo al culmine del divertimento, uno spasso enorme, con l’aggiunta del piacere sottile e un po’ sadico della vendetta. Non ci eravamo scordati delle devastazioni che quelle due avevano causato ai tempi della Caverna degli Spettri. Giorni e giorni di lavoro rovinati in pochi secondi.
Era giunto il momento di una studiata variazione sul tema. Presi il microfono e dissi: “Abbiamo un’altra dedica: RAGAZZE, ADESSO SAPIAMO CHE CI STATE ASCOLTANDO!”
Udii Patrizia sghignazzare: “Come fanno a saperlo?”
“EH, Sì. LO SAPPIAMO! ALLORA FATE QUALCOSA PER I VOSTRI FANS. DATECI UN SEGNO CHE IL NOSTRO AMORE NON E' VANO, CHE QUALCOSA SI MUOVE NEL VOSTRO CUORE...
Di sotto era calato un silenzio di stupore e di euforia sospesa. Sentii appena Antonella che si chiedeva “E cosa possiamo fare?”
“ANTONELLA, PROPRIO TU... CHE SEI COSì SENSIBILE... COSì PIENA DI AMORE... NON TI CHIEDERE QUELLO CHE DEVI FARE. FALLO E BASTA!
“Fallo?!?”
“Sì... FALLO!”
Trascorsero secondi in cui nessuno fiatò. Il pezzo dei Duran Duran era arrivato al sax e si preparava a terminare.
“Brutti scostumati!” strillò all’improvviso Patrizia.
“E PERCHE'?”
“Se vengo a Grumento vi spacco la faccia a uno a uno!” urlò l’altra con voce arrochita.
“MA ANTONELLA!”
“Ma Antonella un paio di palle. Siamo ragazze per bene e non potete trattarci così! Altro che fallo!”
“Ben detto” aggiunse Patrizia, “e sapete cosa vi diciamo?”
“COSA? DITE PURE!”
“Che non ascolteremo mai più la vostra radio di sporcaccioni, vero Antonella?”
“E non ci vedrete mai più a Grumento!” finì l’altra.
Sentimmo che consegnavano le cuffie nelle mani di Enza (che continuava a domandare che diavolo stava succedendo) e uscivano sdegnosamente di casa.
Massimo mi guardò con occhi come fichi d’India – pareva stupito dall’essenziale ingenuità delle ragazze sarconesi.Poi saltò su con queste parole: “Ecco uno slogan azzeccato. Radio Club, la radio che parla con te!”


3 commenti:
questo e' un messaggio che arriva direttamente da brescia....da una che sarconi non l'ha mai vista ma che di sarconi ha conosciuto molto e molti.....dei tanti racconti avrei voluto leggere pero' del miglior the della contea con le ciaule.......mara
questo e' un messaggio che arriva direttamente da brescia....da una che sarconi non l'ha mai vista ma che di sarconi ha conosciuto molto e molti.....dei tanti racconti avrei voluto leggere pero' del miglior the della contea con le ciaule.......mara
ciao tetano sei un grande un mega bacio dalla ciaula di brescia
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