20 dicembre, 2007

Di Roma Libera, Pasolini e altri desideri


Sono felice di ospitare un pezzo scritto dalla cara amica Barbara Zecchini, su alcuni temi non proprio natalizi, ma che risultano ancora fin troppo attuali. Il pretesto è un bellissimo documentario che Pier Paolo Pasolini ha contribuito a realizzare nel 1972 in collaborazione con Lotta Continua sulle condizioni dei lavoratori nel nostro Paese, e non solo. Il documentario si intitola '12 dicembre' (link in fondo alla pagina) e racconta di un'Italia che dopotutto non sembra cambiata granché, nonostante gli anni passati e le immagini sfocate.

Vi auguro buon Natale.


Una mattina di qualche settimana fa ho fatto colazione molto presto. Mi sono seduta in un bar che si chiama “Roma libera”. C’ero già stata altre volte, casualmente, ma mi ci sono affezionata l’ultima volta che sono venuta qui.
Qui è Roma, Trastevere.
Il locale è ordinario, niente di diverso da altri posti del genere. Talmente ordinario che non mi sono nemmeno posta il problema di capire dove ero. Poi succede che una mattina, mentre con gli occhiali da sole sul naso cazzeggio davanti al primo caffè della giornata, non so come, qualcosa di quel posto mi colpisce. Quel nome, “Roma libera”. Una quantità di sensazioni si muovono. Piano piano arrivano e se ne vanno, poi tornano come fa il mare a riva. Quel nome evoca ricordi che non posso avere. Non posso averli per età. Troppo giovane. Eppure è qualcosa che ho dentro, come una memoria di emozioni ed immagini. La luce del sole, lo sparo di una pistola, il freddo, le trincee, il rastrellamento. La stessa memoria mi ha raggiunto un giorno, in cima a Monte Mario, qui a Bologna. Metto i piedi in fossetto, senza attenzione. La guida ci dice che quel piccolo fossetto, ormai quasi ripieno di terra, era una trincea partigiana. E che ogni costa di quei monti è ferita da trincee partigiane. Inizio a guardarmi intorno ed è davvero così. Ad ogni passo un fosso, buchi per nascondersi, alcuni talmente piccoli che ti chiedi come diavolo poteva passarci un uomo. Ad ogni foro nella terra mi immaginavo come potevano stare in inverno, con le gambe o, a volte, tutto il corpo affondati in quei solchi pieni di melma e di gelo. E ad ogni ferita del monte una piccola memoria che mi ritorna.

Con Roma provo un senso di appartenenza che è difficile spiegare. Ad un certo punto della mia vita ho iniziato a sentirlo. Si è saldato la prima volta che ci sono stata, qualche anno fa, e non si è più sciolto. E i partigiani? Cosa c’entrano? Perché mi sento così legata a loro?
Per me Roma è anche Gianicolo, via Fonteiana, le borgate. Quando penso a Roma non posso evitare di pensare a Pasolini e ai luoghi in cui ha vissuto. Il suo grande cuore di poeta ha descritto la città come nessuno mai. Nei versi di Pier Paolo la sua abiezione diventa splendore.

Qualche giorno dopo, scoppia l’incendio alla ThyssenKrupp di Torino. E, come ha detto qualcuno molto tristemente, ci siamo ricordati che gli operai esistono ancora. Anni fa si parlava di classe operaia, quella che, insieme agli studenti, faceva gli scioperi, le lotte per i diritti. Oggi mi sembra, a volte, che tutto questo sia un po’ scontato.
Che ci stiamo privando da soli delle nostre libertà essenziali. Dei nostri diritti naturali.
Come ricomporre tutto questo? Trovo un filo conduttore tra allora, ieri e oggi.
Nel 1972 Pier Paolo Pasolini mette il suo genio all’opera in un film/documentario (restaurato e ridotto nella versione che trovate) che gira insieme al regista Giovanni Bonfanti, in collaborazione con il collettivo di Lotta Continua. Il lungometraggio è, neanche a dirlo, una denuncia sociale su alcuni temi cari a Pier Paolo. Pare che la maggior parte delle riprese sia di Bonfanti e che Pasolini, oltre all’idea, abbia messo la propria mano solamente in alcuni spezzoni. Pare, anche, che tra Pasolini e Lotta Continua sia stata sempre questione di odio/amore. Il gossip vuole che si siano ripetutamente scontrati e cercati. Le scintille di questo sentimento hanno prodotto, tra l’altro, questo risultato, che ha molte ragioni per essere rivisto oggi.
Quando avrete voglia di scorrere le immagini, vi accorgerete che nulla di quanto c’è in questo documentario è passato. Credo che sia cambiato il nostro modo di porci davanti alla vita e alla storia. E non giudico se il nostro è un modo migliore o peggiore; ognuno lo stabilirà, secondo le proprie idee.

Nel film, gli operai riuniti nella sede di Lotta Continua (min. 16.00) si esprimono, a volte, in un italiano stentato, ma lo usano per parlare di politica, di classi sociali, di Governo, di Stato.
Lo stesso fanno gli ex partigiani di Sarzana (min. 17.15) in un bar anonimo, con le mani di chi lavora da sempre e le facce di chi ha una parola sola. Ascoltate questo dialogo di chi è andato ai monti. Parlano di inganno, di truffa dello Stato repubblicano.
Il documentario, proprio in una delle parti dirette da Pasolini (“Colonnata (Carrara): omicidi bianchi e nocività”, min. 20.33), si occupa anche delle morti sul lavoro. Fate attenzione a come Pier Paolo chiama queste morti. Le chiama con l’unico nome che dovrebbero avere: omicidi bianchi. Che altro è una morte schiacciati sotto un blocco di marmo, costretti ad un lavoro pesantissimo per la necessità? Costretti a respirare vernice a spruzzo in catena di montaggio?
Ma anche un lavoro fatto senza poter esprimere idee, politiche e non, in piena libertà? Senza poter chiedere sicurezza per la propria esistenza? E parlo di sicurezza di ogni genere, non solo fisica. Anche quella di potersi permettere un progetto di vita.
È così diverso ora?
Guardate gli ultimi 3-4 minuti del film sugli emigrati a Torino.
Dopo, torniamo a guardare noi.

P.S. l’insegna con il nome del bar “Roma libera” è un neon rosa.

5 commenti:

RILASSATI ha detto...

AH BARBARA! SCENDI DAL PERO! IL NOBEL è LONTANO, MOLTO LONTANO, RIDIMENSIONATI!

Alessandro ha detto...

I miei migliori auguri per un felice 2008..

Anonimo ha detto...

@rilassati: hai mangiato del panettone avariato??? ti ha rilassato troppo l'intestino? no perché nessuno qui credo ambisse al nobel e per fortuna esiste ancora qualcuno che ha voglia di fare e dire cosa pensa e agire positivamente sul mondo...

meno nobel per la pace e più barbare nel mondo, vedrai che rilassati staremmo di più; tutti.

panzallaria

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