
Oggi inauguro una nuova categoria del blog. La chiamerò Divertissement, e consisterà in brevi racconti ispirati allo stile e ai temi di particolari scrittori o generi letterari. Denominatore comune di queste storie sarà il gusto per il macabro, o l'horror, condito tuttavia da una salutare ironia
Il primo racconto è ispirato al grande scrittore americano Ambrose Bierce.
QUANDO SI DICE ARTE
“Prima di tutto, lasciatemi ringraziare quanti voi hanno voluto che io fossi nominato il migliore dell'anno, all'interno del nostro prestigioso club. Sapete che da tempo ambivo a questo riconoscimento e mi sforzavo per dare il meglio di me stesso nella nobile arte del Peccato Capitale.”
“Prima di tutto, lasciatemi ringraziare quanti voi hanno voluto che io fossi nominato il migliore dell'anno, all'interno del nostro prestigioso club. Sapete che da tempo ambivo a questo riconoscimento e mi sforzavo per dare il meglio di me stesso nella nobile arte del Peccato Capitale.”
La platea rise e applaudì. L’uomo si trovava sul palcoscenico, da solo, seduto su un piccolo sgabello. La sala era immersa nell’oscurità, tranne che per l’occhio di bue che era stato acceso sull’oratore.
“Per quanto riguarda la vostra domanda, colleghi cari, permettetemi una riflessione non senza un pizzico di orgoglio. Anche coloro che da sempre criticano il mio operato, non possono esimersi dal riconoscermi una notevole creatività e un grande senso artistico.” Ci fu una pausa. L'uomo bevve dal bicchiere appoggiato sul tavolino davanti a lui. Tutti, in platea, erano attenti e silenziosi. L’oratore continuò: “Il momento più esaltante della mia carriera, dite? Nessun dubbio: è stato dodici anni fa. Coloro che mi conoscono meglio sapranno che a quell'epoca ero un poco di buono. Mi occupavo di uffici postali. Giravo i piccoli paesi della valle, entravo negli uffici mascherato come uno spaventapasseri e con un'arma giocattolo in mano, e mi facevo consegnare qualche spicciolo dagli spauriti impiegati. Se non mi fosse successo quel che sto per raccontarvi forse non avrei mai cambiato mestiere, non sarei mai diventato quel che sono adesso.” L’uomo si passò una mano sul volto. “Per la miseria!” esclamò. “E' proprio vero quando si dice che l'importante è cominciare bene...” Qualcuno in platea sottolineò l’affermazione: “Giusto!” Si udirono altri applausi.
“Comunque,” l'uomo si schiarì la voce “comunque, dicevo, si trattò che in una di queste patetiche mascherate, un bel giorno d'autunno, fra i clienti dell’ennesimo ufficio postale vi trovai mio cognato Gustave. Allora ero solo un ladruncolo, ripeto, e potei contenere a fatica il disagio. Portai a termine la rapina alla bell'e meglio e me la filai, sicuro in ogni modo che quel guasta feste non mi avesse riconosciuto. Non mi era mai successo di rischiare di essere beccato, anche se la zona entro cui mi spostavo era la mia regione, dove conoscevo molta gente. Ma sapete, ero giovane ed entusiasta, e d'altro canto non godevo di buona fama come rapinatore.” Altre risa, qualche fischio dalla platea. “No, dico sul serio,” insisté l’uomo. “La televisione non parlava mai di me, e anche la polizia non mi dava troppa importanza. Ma per il fatto di Gustave mi presi il più grosso spavento di tutta la mia vita.” Qualche ascoltatore mormorò incredulo, sembrava impossibile che quell'uomo avesse mai avuto paura. “E allora mi dissi che era arrivato il momento di cambiare mestiere. Dovevo dare un taglio alle rapine. Con il gruzzolo che avevo accumulato potevo spostarmi in città e trovarmi un lavoro onesto...” Molti spettatori risero di gusto. “Davvero...” replicò l'uomo, “ché, non ci credete?” Le risate e gli applausi si moltiplicarono.
Alla fine l'uomo riprese. “Comunque, qualche giorno dopo sento bussare alla porta di casa mia. Non senza una punta di preoccupazione spio dalla finestrina che dava sul pianerottolo, e indovinate chi vedo?” Qualcuno in platea pronunciò il nome di Gustave. “Proprio lui!” confermò l’oratore. “Non si era mai degnato di farmi visita, perché diceva che ero un buono a nulla e non voleva aver a che fare con me. Il fatto che si trovasse sul mio pianerottolo non deponeva per niente bene. In ogni modo aprii e lo feci accomodare, fingendo stupore e piacere per la sua visita. Lui entrò, si sedette con sprezzante indifferenza e tagliò corto annunciando che le mie moine erano del tutto inutili, poiché sapevo il motivo per cui era venuto.” Degli oooh indignati si levarono dall’uditorio. “Lo guardai, scoraggiato dal continuare la mia commedia, e gli chiesi seccamente quanto volesse per tenere chiuso il becco. Per ora cinque milioni, disse lo sciacallo. Poi si vedrà.” In platea non si contarono le esclamazioni contrariate.
“Ora, voi sapete meglio di me che gli estortori non si accontentano mai: quelli sono la razza peggiore. I cinque milioni li avevo, era tutto quanto possedessi. Glieli consegnai senza rimostranze e Gustave se ne andò, soddisfatto per la facilità con cui pensava di avermi messo nel sacco. Ma il giorno dopo nel sacco ci finì lui, nel vero senso della parola.” Altre risa irruppero dal pubblico.
“Presi il fucile e andai a casa di mia sorella, che viveva in campagna assieme al marito. Bussai, e quando lei mi aprì la salutai gentilmente e le chiesi subito dove fosse suo marito, aggiungendo ero venuto a ucciderlo. Voi...” Fra gli spettatori si levarono sporadici applausi. “Voi sapete che sono un uomo di parola, per certi versi e nei limiti del nostro mestiere, cari colleghi. Mia sorella dichiarò che io non ero capace di far fuori né Gustave, né alcun altro. Risentito mi voltai indietro, scoprii che a poca distanza c'era una massaia che lavava dei panni in un rigagnolo e le sparai, uccidendola all'istante. Poi, prima che mia sorella potesse dire o fare qualunque cosa, la colpii col calcio del fucile mandandola a terra svenuta. Alcuni giorni dopo venni a sapere che era incinta e che a causa del colpo ricevuto aveva perso il bambino.” Uno spettatore in prima fila commentò ad alta voce: “Cose che succedono!” Altri aggiunsero che la signora doveva prendersela con suo marito.
“Mio cognato era nel suo terreno a lavorare la terra,” continuò l’oratore. “Sapete, non ho mai avuto il coraggio di sparare alle spalle: dovetti avvicinarmi e colpire il suo cranio con la punta dell'arma. Fu un piacere osservare quello sciacallo a terra, scuotersi tutto, mentre il sangue colava a fiotti dalla sua nuca. Dopo qualche secondo riuscì a sollevare lo sguardo verso di me e mi riconobbe.” Nella sala buia era calato un silenzio elettrico. “Pronunciò delle frasi disarticolate. Credo che stesse chiedendo pietà.” Dei mormorii disgustati sottolinearono la bassezza di quel comportamento. “Frugai nelle sue tasche. Trovai il coltello in quella posteriore del suo pantalone, lo aprii e gli tagliai il tendine d'achille del piede destro. Non volevo che mi potesse scappare mentre pensavo a come farlo morire, perciò anche se urlava come quello sciacallo che era tagliai anche il tendine del piede sinistro.” Sospiri e mormorii di approvazione sottolinearono gli sviluppi del racconto; qualcuno applaudì ancora.
“Credevi di avermi messo nel sacco? chiesi. Ma lui non faceva che gridare e contorcersi. Poi mi venne l'idea geniale, una delle tante per le quali sono qui con voi stasera. Il sacco...” I rumori della platea cessarono del tutto, in attesa di ascoltare il resto.
“Corsi nella stalla di Gustave. Presi uno dei sacchi di mangime, ne svuotai il contenuto, afferrai una corda e tornai dallo sciacallo. Non senza fatica, ma entusiasta per la mia trovata, gli avvicinai le gambe al ventre, piegandole alle ginocchia, e lo spinsi nel sacco.” Uno spettatore si lasciò sfuggire un gemito eccitato. “Con la corda legai l'imboccatura del sacco, chiudendolo, incurante dei mugolii dello sciacallo. Poi trascinai il sacco e la corda a un albero che allungava i rami sul recinto dei tori, gettai il lembo libero della corda su uno di quei rami e issai il sacco all'albero, lasciandolo penzolare all'interno del recinto. Dopo aver legato la corda allo steccato andai a liberare i tori che erano confinati in un box in fondo all'area recintata.” Fra gli ascoltatori si udirono altre esclamazioni. Un senso di euforia accompagnava l’ultima parte di quel racconto. “Gli animali cominciarono lentamente a invadere l'area, come perplessi. Tornai dallo sciacallo, feci dondolare il sacco con una spinta lieve e poi cacciai un urlo fortissimo. Proprio così,” e l’uomo lanciò un grido lacerante, che echeggiò nella sala e fu accolto con risate e applausi.
“I tori si spaventarono e cominciarono a scalpitare. Il primo che caricò verso il sacco era il più grosso e scuro di tutti. L'incornata fu violentissima...” Altre esclamazioni sbalordite. “Poi toccò al toro pezzato... il sacco traballò e prese a dondolare descrivendo ampi semicerchi. Lo sciacallo gridava, ma non credo stesse realmente afferrando che diavolo succedeva.” L'uomo rise, gli applausi scrosciarono. “Ancora un altra incornata... poi toccò al toro più piccolo. Ricordo che dai buchi nella tela sgorgava un bel po’ di sangue.” Ormai la platea seguiva il racconto con incontenibile divertimento, attendendo il gran finale. “Ci furono altre cinque o sei incornate, scandite dalle mie grida di gioia... Infine la corda si ruppe e il sacco cadde nel recinto, proprio in mezzo ai tori. Alla prima incornata ravvicinata, a seguito della quale lo sciacallo volò a mezz’aria e il sacco si squarciò miseramente, i mugolii della mia vittima si troncarono di colpo. A turno, e sempre più eccitati, i tori mandarono in frantumi lo sciacallo...” Tutti ridevano e battevano le mani, “…passandoselo come una specie di palla di pezza. Ditemi, cari colleghi, se questa non è arte.”
Le luci della sala si accesero. In un tumulto di ovazioni, gli spettatori si alzarono applaudendo fragorosamente e gridando “Bravo... bravo.” E la sicurezza che il premio fosse stato assegnato al migliore, anche agli occhi di coloro che ne avessero dubitato, si consolidò definitivamente.


2 commenti:
wow complimenti per il freddo cinismo! come ci si iscrive a questo club?
bello il contrasto tra il racconto conviviale e la cattiveria cieca del suo contenuto.
Grazie caro. Per iscriversi al club dei parenticidi (cito proprio Ambrose Bierce), devi inviare un modulo di adesione a me, allegando copia di un documento e... un orecchio mozzato.
;)
Posta un commento