04 febbraio, 2009

Alfredo

Questo racconto partecipa al gioco letterario ‘incipit’ promosso dal blogger Writer.

ALFREDO

Era una magnifica giornata, tiepida e trasparente. Le montagne formavano un semicerchio di vette innevate e sembravano così vicine da poterle toccare allungando un braccio. Le otto del mattino.
Pareva impossibile che avesse potuto rovinarsi in quel modo la sera prima, quando aveva proposto a tutti di trovarsi al campo di calcio.
“Per una sorpresa,” aveva spiegato.
Una sorpresa che aveva la forma di un enorme cuore rosso.
Ma la sera prima, intorno al mio caminetto, a quell’annuncio ci eravamo scambiati occhiate divertite. Conoscevamo fin troppo bene l’esibizionismo di Alfredo, che lo spingeva a compiere autentiche follie solo per il gusto di far ridere la compagnia o attirare l’attenzione del paese. Il suo era un ego smisurato, una montagna che edificava a colpi di teatro e inconcepibili scommesse di abilità, come venire giù dal fianco innevato del monte Musiné scivolando su una teglia da forno, o irrompere sul palco del cantante alla festa patronale, sfidandolo davanti alla piazza a cantare il Nessun Dorma.
L’azione in assoluto più eclatante era stata riempire il bosco di statuette in cartapesta fabbricate da un suo amico scultore, nasconderle nel fogliame e poi far circolare la voce che il bosco era infestato di marziani. Non potrò mai dimenticare le urla di un vigile urbano accorso a controllare con una torcia elettrica.
Ma da qualche tempo quella vena si era esaurita. Alfredo era diventato abulico. Facevamo fatica persino a coinvolgerlo nelle tranquille serate fra amici, al nostro micragnoso tavolo da poker con mogli al seguito. Inventava delle scuse e se ne stava per conto suo, a farsi crescere barba e baffi.
A due di noi che gli avevano chiesto se qualcosa non andava, lui aveva risposto con un sorriso a trentadue denti negando l’evidenza. “E perché mai? Sto benissimo come sempre.” Ma sembrava che il torpore del paesino si fosse impossessato di lui; come se avesse capito che se vivi in un contesto mediocre non ha senso avere del talento. Nulla di ciò che inventava avrebbe lasciato tracce di lui più di chiunque altro: la gente si sarebbe data di gomito al suo passaggio, e nient’altro.
Doveva essere questa la causa del suo cambiamento, un improvviso senso di futilità. Perciò non gli chiedevo nulla, e da questo punto di vista mi colpiva l’indelicatezza degli amici che invece continuavano a punzecchiarlo.
Ma ecco che annunciava un’impresa tutta nuova.
“Perché non si dica che sono il tipo che da per scontato il quotidiano,” disse misteriosamente.
Ci trovammo dunque al campo di calcio, sotto il sole di aprile che brillava. E quando varcammo l’ingresso, sullo sfondo delle montagne che svettavano all’orizzonte ci apparve lo spettacolo più straordinario che avessimo mai visto. In fondo al campo, assicurato con una fune ai pali della porta, si innalzava un gigantesco grappolo di palloncini rossi. Erano migliaia. Formavano un enorme cuore che dondolava lievemente contro il cielo azzurro.
Alfredo trafficava lì accanto con quel suo amico scultore. Quando ci vide alzò il braccio e sorrise appena, me ne accorsi dal baffo che si distendeva.
“Grazie di essere venuti,” gridò.
“Ma che diavolo stai combinando?” gli chiese uno di noi.
Ci dirigemmo verso i palloncini, lui fece segno di fermarci a una certa distanza. L’amico gli fissò un’imbracatura alla vita e alle spalle aiutandolo a salire su una sedia. I preparativi andarono avanti diversi minuti mentre noi assistevamo affascinati, osando qualche domanda sullo scopo di quell’esibizione.
“Pazienza,” rispondeva. “Fra poco lo vedrete.”
Infine lo scultore staccò un gancio. Il grappolone ebbe un sobbalzo, stormendo come un gigantesco uccello, quindi si librò di un paio di metri. La gola mi si seccò di colpo nel vedere Alfredo che si staccava dal suolo. Fece un saluto mentre i piedi superavano la traversa.
Ci scuotemmo dallo sconcerto e accorremmo davanti alla porta, ma quel pazzo era già a una decina di metri sopra le nostre teste. Il gigantesco cuore lo stava trasportando in direzione delle montagne. Lo seguimmo con lo sguardo fin quando si eclissò dietro le gradinate, quindi uscimmo a precipizio dal campo sportivo. Arrivati nel parcheggio lo scorgemmo di nuovo. Si era allontanato di molto, diventando un pupazzetto appeso a un’irregolare macchia rossa; e secondo me, ma non potrei giurarlo, anche a quella distanza Alfredo continuava a fare ‘ciao ciao’ con la manina mentre l’inaudita astronave si rimpiccioliva tra le cime dei monti.
E in quel preciso istante qualcosa dentro di me capì che non l’avrei rivisto mai più.
Quando tornai a casa, sconvolto e incapace di credere io stesso a quanto era accaduto in quel campo sportivo, nella cassetta delle lettere trovai un pacchetto.
Il biglietto diceva: ‘Grazie amico mio. La vita vale più di tutto. Niente e nessuno deve mai tirarti giù.
Leggendo il titolo del libro che mi aveva regalato capii il perché di barba e baffi.
Era ‘L’uomo dal fiore in bocca’, di Luigi Pirandello.

51 commenti:

Writer ha detto...

Molto bello, Stefano. Un vero racconto, pieno di immagini che oscillano tra il poetico e il surreale. La chiusa è magnifica, anche se il riferimento all'uomo col fiore in bocca la rende amara. Da tutto il testo, si sprigiona un alone di leggerezza che richiama alcuni passaggi delle "cosmicomiche" di calvino. My compliments :) W.

morena ha detto...

Bellissimo racconto. Grande atmosfera che non cede mai il passo. Il clima d'attesa avvince e tiene incatenato il lettore. Complimenti

cristina ha detto...

"Butterò questo mio enorme cuore tra le stelle un giorno,
giuro che lo farò,
e oltre l'azzurro della tenda nell'azzurro io volerò. " ...leggendo il tuo racconto ho provato le stesse sensazioni di quando ascolto questa bellissima canzone....

zoeal ha detto...

molto bello, complimenti!

Anonimo ha detto...

Bello. Non denuncia difetti di realismo. La scena ben delineata, il personaggio ben preparato. potrebbe essere un fatto di cronaca

Anonimo ha detto...

il commento precedente è di Guerrino

Caterina ha detto...

Fantastico! E non è triste il finale, sarebbe stata triste la condanna alla mediocrità di quell'enorme cuore di mattatore che nessuno potrà più tirare giù

Complimenti e grazie per la boccata di bellezza

Roby ha detto...

Volare via per essere ricordati... forse quello che voleva Alfredo?
Ciao!

Tesi89 ha detto...

Davvero molto bello, complimenti!Mi piace l'atmosfera e e il volo finale con i palloncini che si allontanano, trovo che sia una conclusione perfetta, specie con il riferimento al libro di Pirandello...Ancora complimenti!

Stefano Santarsiere ha detto...

Vi ringrazio per i bellissimi commenti. Giuro che mi sarebbbe piaciuto essere Alfredo. Avrei fatto di tutto per esserlo, ma occcorre avere coraggio.

Un caro saluto a tutti.

St.

Caterina ha detto...

ripensandoci, non vorrei esser fraintesa: non giudico mediocre la scelta di accettare le cure anche se non posson più guarire. Ci vuole coraggio anche per concedere agli altri il lusso della pietà e l'agio di salutare. La fuga (o ribellione) mi strappa sempre un applauso, ma la pazienza umile non va derisa

Stefano Santarsiere ha detto...

Secondo me la vera differenza sta nella dignità. Si può combattere, arrendersi, uscire di scena con un colpo di teatro. Ma se si ha abbastanza forza da restare dritti e concedere un sorriso, magari amaro, magari distratto, credo che anche la morte non ci pieghi del tutto.
Ma forse parlo così perché (facendo scongiuro) sono sano come un pesce. Credo se mi trovassi in certe circostanze saprei soltanto implorare cure e salvezza.
Altro che palloncini. Che vergogna!
:)

Comunque, sono cose troppo serie per discuterle con questo registro.

Grazie dei tuoi commenti Caterina.

Anonimo ha detto...

Di getto...leggo e vedo la tristezza di Alfredo...vedo una grande tavolozza di colori caldi...riflessi rossi, arancio, ocra, marrone...tutti a delineare l'anima di chi vuole andarsene. Atto d'amore che sfocia in esplosioni arancione quello dell'amico che lo lascia salire verso il cielo che chissà perchè lo vedo puure rosso acceso dai colori del tramonto. Daniela

Anonimo ha detto...

Bello da arrivare nel profondo di ogni cuore il protagonista infonde un senso di tenerezza... ma in cuor mio spero solo che sia frutto di fantasia...sei bravissimo buon fine settimana da P.ss Mgghy
P.S. scusa se vango anonima ma non sono più ad entrare nel mio blog domani mattina vedo se c'è un problema o sono io un stonata

rinnegata ha detto...

Ciao Stefano,
ti hanno già detto che alfredo sembra un personaggio felliniano???? bravo e buona domenica

rinnegata ha detto...

scusa puoi spiegarmi in qualche modo cosa significa quel "cassonetto della spazzatura sotto il mio commento??????????

CharlieB. ha detto...

Wow! Che bel modo per girar la pagina e ricominciare daccapo!
Commovente.

Fran ha detto...

Bello, mi piace! Sa di poesia in prosa! Lasciare così un'impressione che vivrà per sempre! Pinguina

Stefano Santarsiere ha detto...

Grazie amici per i vostri commenti. Scusate se non riesco a rispondere in 'tempo reale' come meritereste tutti, ma ho qualche problema con la mia connessione internet.
Per Rinnegata, non so cosa significa il cassonetto. Penso sia il sistema che ti permette di cancellare il commento, se vuoi.

Un abbraccio a tutti.
A presto.

Vidì ha detto...

Magnifico!
Magnifico come solo la vita e la morte sanno essere. Un'idea deliziosa, quella di questo racconto, davvero!

Stefano Santarsiere ha detto...

Grazie Vidì!
Mi rendi felice!

caruska ha detto...

Forse quello più difficile è restare....per quelli che amiamo
Caruska.

Lauro ha detto...

Tra quelli letti fino ad ora, credo sia tra i migliori. Scorre che è un piacere ed è pieno di immagini che lo arricchiscono. Un saluto.

Anonimo ha detto...

Molto carino questo tuo racconto. Un modo talmente romantico di morire. Pensavo che il tuo protagonista fosse cambiato per amore e che la sorpresa fosse per una qualche fidanzata. Invece finale triste a sorpresa. >a href="http://blog.libero.it/nnsmettodsognare">

Eva ha detto...

Sto ancora pensando ad Alfredo che saluta appeso al suo cuore e al suo messaggio. Complimenti! Eva

Anonimo ha detto...

Che dire? E' un bel racconto. Scorrevole e ben fatto. Con un messaggio chiaro e trasparente. Bella e malinconica anche l'uscita di scena del "tuo" Alfredo. Orientata verso il cielo e le montagne, nel pieno rispetto della sua ecletticità.
Spring:-))

maryrose6 ha detto...

Stupendo, davvero !! Ottima la fusione con l'incipit iniziale,una cosa che ho ricercato anch'io. Un vero incipit è questo. Un racconto ricco di immaggini e spunti riflessivi non pesanti ma lievi e particolari come la chiusa . Davvero complimenti: nessuno ci deve tirare giù !!! Ahahahhah....Un sorriso, Maryrose6

Stefano Santarsiere ha detto...

Ancora grazie per le belle parole.
Credo che Alfredo apprezzerà...
;)

Anonimo ha detto...

Lo trovo bellissimo. Complimenti per la leggerezza e, nonostante il volo verso il cielo, il peso dell'ineluttabile tristezza della fine. Veramente bello.Acetosella5

blop ha detto...

...non esiete tristezza per la fine...credo che Alfredo...come il sottoscritto...sia profondamente convinto che la morte sia una "convenzione sociale"....
un abbraccio

minimi20 ha detto...

Sono circa a metà nella lettura dei racconti. Sinora credo che il tuo mi sia quello che mi è piaciuto di più. Forse per quell'aura di malinconia che promana dal personaggio metà clown, metà matto, metà filosofo che vola via per regalare ancora un'emozione ai suoi amici. Trovo che sia bellissimo. Mi ricorda 'Il Matto' rievocato da De Andrè. Ci son persone d'amore che non parlano il linguaggio comune. Sono quasi commossa (che è quanto dire...). Bravissimo!

Stefano Santarsiere ha detto...

Sarebbe bellissimo condensare le emozioni di una vita intera, e il suo modo d'essere, in un sussulto finale. In un brivido di immagini e un saluto.
Resterebbe la sensazione di una cometa che guizza nel cielo. Una striscia di luce che continua a pulsare nelle pupille anche quando il cielo è ridiventato buio.
Grazie ancora, amici.

Anonimo ha detto...

Sono davvero colpito. Un piccolo eroe romantico che in poche righe ci regala uno sberleffo anche alla vecchia signora.
Hanno già citato Fellini e Calvino, mi permetto di aggiungerci anche un Petrolini, visto che al giungere del prete con l'olio per l'estrema unzione, si permise di dire "ora sì che son fritto!"
Bello, bello, bello. L'unico difetto è che non ha la colonna sonora ;-)
Stef

Stefano Santarsiere ha detto...

Grazie anche a te per il bellissimo commento.
In effetti Petrolini sarebbe piaciuto moltissimo al vecchio Alfredo.

Un caro saluto.

Anonimo ha detto...

Un'uscita di scena degna di un vita vissuta all'insegna dell'esibizionismo... bel racconto...bravo... (Kappa_A)

kolline ha detto...

credo che in tanti vorremmo essere Alfredo... io nel mio piccolo credo di riuscirci, a volte... Grazie per la bellezza che ci hai regalato...

basta_una_scintilla ha detto...

Ciao Stefano, dei racconti letti fino ad ora il tuo è quello che mi è piaciuto più di tutti. L'ho riletto due volte perchè mi ha affascinato; scritto benissimo è quasi "fotografico", trasmette le immagini che descrivi alla mente e le emozioni all'anima. Complimenti, davvero. Un sorriso. Micky

il_presidente77 ha detto...

Complimenti, mi sono emozionato e non è cosa da poco. Personalemente consideto il riferimento nella chiusura alla piece in atto unico di Pirandello un cosa azzeccatissima, che se anche aggiunge un po' di amarezza serve a riequilibrare il tutto e fargli avere un ottimo sapore. Saluti

Stefano Santarsiere ha detto...

Cari, ancora una volta mi sento di ringraziarvi per le vostre belle parole. Fortuna che Writer si diverte di tanto in tanto a stimolarci con questi giochi letterari, che mi permettono di entrare in contatto con voi.
Magari potessi incontrarvi di persona...

Un sorriso a ciascuno di voi e buon inizio di settimana.

Stefano Santarsiere ha detto...

Ragazzi, ma perché tanti di voi permettono i commenti solo agli iscritti di Libero... ?
:((

Biking ha detto...

Molto molto “romantico”, all’inizio de “l’ultimo atto” ho pensato a quel prete sudamericano che s’è ammazzato davvero con la stessa modalità che hai descritto, ma poi mi hai fatto venire realmente un brivido. Grazie. Bello.

angela ha detto...

Il coraggio e l'incoscienza di sapere uscire anche platealmente di scena, quando è il momento. Coerente fino alla morte. Come tutti vorremmo essere. Bello. Complimenti!!

Stefano Santarsiere ha detto...

Grazie Angela.
Come ti invidio, laggiù nel Sertao.
Penso al libro di Guimaraes Rosa e a tutto quello che mi ha ispirato.

Un abbraccio.

Nathan ha detto...

ohi Ste!
hai fatto il botto sto giro.
grande.
(come al solito, del resto)

Stefano Santarsiere ha detto...

Grazie Nat,
come ti va la vita?
Domanda inutile, leggendo il vostro blog la risposta non può essere che: ALLA GRANDE.
Fammi sapere quando passate da BO.

Un abbraccio.

eliver ha detto...

Bello!!!Un racconto pieno di colori. Il fatto di volar via coi palloncini è fantastico, in realtà non pensavo che finisse così...ma mi è piaciuto!

Stefano Santarsiere ha detto...

Grazie Eliver.
P.S. Si accettano finali alternativi, se migliorano il racconto.

Un caro saluto.

brida ha detto...

Bello con un finale splendido e intenso. Ho letto mille volte quel pezzo di Pirandello e la chiusura del racconto lo ha reso ancor più toccante.

Stefano Santarsiere ha detto...

Grazie Brida. Quel bellissimo racconto/monologo di Pirandello deve aver colpito l'immaginrio di molti di noi.

Un abbraccio.

Simonetta Fanelli ha detto...

ogni tanto occhieggio sul blog di writer, non ho seguito la nuova idea ma sono stata incuriosita dalla tua vittoria. Grazie! Racconto bellissimo, lieve come i palloncini e di colpo serio da riflettere.
Ti occhieggerò ogni tanto
simonetta

Stefano Santarsiere ha detto...

Grazie Simo,
sei stata gentile a passare da qui.

Un abbraccio.
St.